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RAGGI E M5S: VENDUTI O STUPIDI? (O TUTTI E DUE?)

Ci sono molti modi di vendersi e lo si può fare non necessariamente per soldi.

Ci si può vendere sul piano culturale, quando non si hanno solide radici e quindi si rimane in balia di chi urla più forte.

Ci si può vendere per comodità, perché così non si deve consumare tempo ed energie ad elaborare progetti, ma semplicemente si delega a chi ha già le idee chiare e le soluzioni pronte.

Ci si può vendere per opportunismo, cercando si sfruttare le circostanze del momento e tentando di fare fortuna.

Ci si può vendere perché non rimane altro da fare, avendo consumato ogni possibilità e non si hanno altre opportunità di portare avanti le idee originarie e quindi ci si arrende e ci si consegna al più forte.

Ci si può vendere perché si è intrinsecamente deboli e si è in cerca di qualcuno più forte che ci possa mettere al riparo.

La vicenda della speculazione di Tor di Valle, che si continua inopinatamente a chiamare stadio pur se questo costituisce solo una percentuale irrisoria del cemento da riversare nell’ultima ansa del Tevere rimasta libera, ha in sé tutti questi aspetti e non solo.

La sindaca Raggi, e quelli del cerchio magico di Virginia in Campidoglio, cioè la sua maggioranza, ormai agli sgoccioli di una consiliatura che li ricorderà per l’insipienza e l’incapacità ad amministrare nonché per essersi rimangiati tutte le promesse di cinque anni fa, consapevoli del fatto che alle elezioni del prossimo anno non solo non avranno più la maggioranza al Comune, ma non riusciranno neppure ad arrivare al ballottaggio e dovranno accontentarsi di 4 -5 consiglieri (lo stesso numero che avevano durante l’era Marino), stanno giocando la carta della disperazione.

Dopo aver sposato le tesi dei Comitati quando erano all’opposizione, facendoci la corte e richiedendoci documentazione, hanno rapidamente fatto retromarcia, folgorati sulla strada di Damasco dei finanzieri e dei palazzinari di turno e si sono rimangiati tutto. Hai voglia a dire che le torri di Libeskind non ci sono più: le hanno semplicemente sdraiate e comunque 650.000 metri cubi di cemento non sono certo una passeggiata e i 52.000mq di SUL per lo stadio su un totale di 227.000 mq rappresentano un misero 23% del cemento totale regalato al palazzinaro di turno.

La sindaca e la sua giunta potevano fare bella figura archiviando il progetto e invece hanno deciso di andare avanti contro tutto e contro tutti. Perché?

Per un pugno di voti in più che li salvi dal naufragio il prossimo anno? Per qualche interesse che noi non conosciamo? Per il timore di essere portati in giudizio dai proponenti? (Quelli che saranno processati per corruzione a novembre).

(da Infoaut)

Si vogliono costruire:

  • un nuovo Centro Direzionale quando il municipio è pieno di decine di edifici per uffici completamente vuoti, senza contare che il Covid ha spinto molto il telelavoro e lo smart working, rendendo sempre meno necessari spazi da uffici;
  • un nuovo Centro Commerciale quando ad un chilometro di distanza ce n’è uno e a due chilometri ce n’è un altro in costruzione,
  • ed infine uno stadio (Non più di Pallotta, che ormai è un ex. Di Vitek? Mah! Di Friedkind? Chissà. Di Eurnova? No, è fallita. Di chi, quindi?) come pertinenza, cioè un di cui, del cemento versato per le costruzioni menzionate.
(da Fanpage.it)

E vogliamo parlare dei trasporti?

Che dire dei mitici 20.000 passeggeri all’ora che dovrebbero sbarcare a Tor di Valle? La stazione rimarrà quello che è, con due soli tornelli di uscita, e soprattutto i treni rimarranno quello che sono adesso, nonostante la gara per l’acquisto di 5 treni nuovi che arriveranno (forse) a partire dal 2024, ma soprattutto andranno a sostituire quelli ormai giunti a fine vita. Senza contare che mentre fino allo scorso anno la Roma Lido poteva trasportare fino ad un massimo di 6-7.000 passeggeri/ora, con il Covid questo numero si è assottigliato e purtroppo il Covid non terminerà presto.

Ergo niente 20.000 passeggeri/ora e quindi la delibera 32/2017 dovrebbe decadere automaticamente. E invece la Raggi va avanti, incurante del disastro che provocherebbe la realizzazione del progetto sulla cittadinanza che vive lì. L’aveva detto anche il Politecnico di Torino (un bel po’ dopo di noi).

(da L’Espresso)

E vogliamo parlare dei costi aggiuntivi e/o nascosti che non si sa chi coprirà (anzi si sa bene: la collettività sarà chiamata a pagare per favorire la speculazione di un pugno di privati)?

Di nuovo: ma perché?

La situazione è surreale.

Volendo fare un paragone è come se uno che vuole farsi costruire casa si affidasse ad una ditta costruttrice fallita, senza avere la garanzia della proprietà del terreno su cui costruire la propria casa e con un gran numero di faccendieri tutti interessati alla costruzione della casa ma che nel frattempo sono finiti in carcere e rinviati a giudizio. Voi vi sentireste tranquilli a far costruire la casa?

Eppure la signora Raggi e la maggioranza M5S non fanno una piega, sono disposti a passare sotto le forche caudine dell’ignominia e della vergogna pur di arrivare in fondo e dire che loro ce l’hanno messa tutta.

Certo, è difficile pensare a come sia possibile rimangiarsi tutte le promesse e, come il dottor Jekyll e Mr. Hyde, trasformarsi nell’esatto contrario di quello che si era. Cioè il M5S a Roma ha buttato alle ortiche tutte le speranze di quelli che li hanno votati e sono diventati rapidamente ed esattamente come tutti quelli che li hanno preceduti: proni (o venduti) al volere dei poteri forti.

E allora ecco calpestate le procedure, posto il segreto su documenti che dovrebbero essere pubblici (per paura?) ignorata ogni forma di partecipazione (mai fatta un’assemblea con i cittadini dei municipi 9-10-11), ignorata ogni forma di trasparenza. Esattamente come Marino e Caudo ed il loro centro-sinistra.

La stupidità non ha limiti e la sindaca mostra di incarnare alla perfezione questa accezione.

Ricandidarsi come sindaco di Roma dopo il nulla di questi quattro anni e contando solo sul voto dei tifosi romanisti stupidi (quelli intelligenti hanno capito da tempo il marcio che c’è sotto al progetto) per aver avallato lo stadio e, a quanto pare, dichiarando che la sua ricandidatura si è resa necessaria “per evitare di far mangiare quelli di prima”, dà il senso che la Raggi abbia intenzione di stare lei abbarbicata disperatamente al tavolo dove si mangia.

(da Corriere.it)

Abbiamo chiesto a più riprese di essere ascoltati, ma non abbiamo neppure avuto risposta da questi personaggi che fra qualche mese cadranno nel dimenticatoio e nessuno sentirà più parlare di loro.

Ma di questi personaggi, che ignorano perfino il significato del termine democrazia, figurarsi se sono in grado di praticarla, invece non ci dimenticheremo noi, che invece abbiamo memoria lunga e che ci opporremo in ogni sede alla devastazione promessa. Ognuno di loro dovrà rispondere personalmente di cosa voterà e noi impugneremo ogni atto irregolare da loro votato. Non staremo certo alla finestra ad aspettare le ruspe.

E’ vergognoso dover apprendere dalla stampa prezzolata, amica della sindaca, che sono stati approvati dei documenti il cui contenuto si viene a conoscere ufficialmente solo dopo settimane che le veline sono state passate agli amici delle tifoserie.

A Tor di Valle vogliamo quello che c’è scritto sul PRG: un parco fluviale attrezzato.

E vogliamo una Roma Lido efficiente senza dover accettare speculazioni e cemento che si vorrebbe versare come giustificazione agli investimenti sulla linea ferroviaria.

La Regione è avvisata.

(da Corrieregiallorosso.it)

Su Tor di valle ci volevano fregare prima e ci vogliono fregare adesso. Ma sui nostri territori non passeranno. Qui il tessuto democratico è ancora forte e non è disponibile ad accettare passivamente tutte le zozzerie pensate al Campidoglio, o meglio pensate nelle stanze dove si decide ed avallate servilmente dal Campidoglio.

Venduti o stupidi? (O tutti e due?) Recita il titolo. Noi la risposta ce l’abbiamo chiara. E siamo sicuri che ce l’hanno anche i romani.

Comitato Pendolari Roma Ostia

Roma 22 settembre 2020

Riportiamo di seguito un comunicato dei Comitati pendolari in merito ai rischi che si corrono sui treni, specie se verrà modificata la percentuale di viaggiatori ammessa sui treni.

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Trasporti pubblici del Lazio alla ripresa delle scuole

AMMASSA, AMMASSA. E’ TUTTA ‘NA RAZZA!

COMUNICATO STAMPA

Alla c.a. della Redazione

Come pendolari e cittadini abbiamo obbedito nei duri mesi di lockdown.  Chiusi in casa i nostri corpi, non abbiamo messo in congelatore i nostri cervelli e le esperienze di vita. Ci siamo confrontati a distanza, discusso, elaborato idee organiche, che abbiamo inviato alle istituzioni, Assessorato alla mobilità della Regione Lazio in primis.

Sono idee di riqualificazione dei servizi in un contesto di sicurezza per passeggeri e lavoratori.  Travalicano l’ambito del trasporto pubblico locale e delle sole ferrovie regionali ex-concesse e coinvolgono il sistema dei trasporti regionali.  Abbiamo proposto aumento delle corse coi mezzi disponibili e recuperabili, integrazione dei servizi ferroviari con bus e pullman turistici, anche per dare ossigeno ad un settore gravemente colpito, e molto altro. Tutto nell’orizzonte di arrivare entro settembre alle stesse corse assicurate fino a Febbraio scorso, per aumentare l’offerta da metà settembre, contando anche sulla riduzione della domanda dei “lavoratori” e sulla spalmatura degli orari di punta di entrata/uscita di uffici, fabbriche e scuole.

Sono seguiti incontri in video conferenza, contatti e documenti d’approfondimento. Speravamo che la Regione fosse in grado di raccogliere la sfida dell’emergenza sanitaria e della crisi economica, per migliorare il sistema dei trasporti pubblici, a cominciare da quelli su ferro, e di confrontarsi con i pendolari nel merito, dando risposte misurabili.  Di sicuro c’è stata l’alluvione di soldi buttati nel pagamento “vuoto per pieno” di milioni di chilometri/treno o vettura non fatti dalle Aziende di trasporto, che han mandato migliaia di lavoratori in integrazione salariale a spese della collettività, tagliato turni, straordinari e indennità al personale, soppresso linee speciali, corse scolastiche, notturne e serali, rinunciato a controllare e incassare biglietti ed ancora oggi, al termine della c.d. Fase 3, neppure riescono a far ripartire i servizi che c’erano, con i mezzi che c’erano già a Febbraio scorso.

Sei mesi passati invano?

Sembrerebbe di sì, leggendo lo sconcertante Ordine del Giorno del 6 agosto, che i Presidenti delle Regioni hanno approvato. In sostanza, chiedono a Governo, Ministero della salute e Comitato tecnico scientifico, di non insistere su distanziamenti di almeno un metro a bordo dei mezzi, misurazione temperature, durate dei viaggi e di accontentarsi dell’invito a indossare le mascherine.

Sei mesi in cui non solo non è stata avviata quell’integrazione di bus/pullman privati di cui si è tanto parlato, ma molte linee, sia regionali che statali, hanno continuato ad offrire un servizio ridotto, inducendo molti all’utilizzo dell’automobile, ed in cui si sono giustificate le aziende che non hanno ritenuto di adoperarsi per aumentare il materiale circolante.

Sei mesi in cui, invece, si sono lette Ordinanze Presidenziali, come quella del 30 aprile scorso di Zingaretti: a tutela di utenti e aziende di trasporto pubblico dovevano imporre comportamenti corretti per prevenire l’infezione.  Si sono rivelate “grida manzoniane”, lasciate al ricatto della volontà e delle risorse disponibili delle Aziende TPL, senza interventi sanzionatori della Regione per le non conformità a quanto ordinato, o abbandonati al rispetto volontario dei passeggeri, senza quasi più controlli da parte degli addetti verificatori/ispettori della Aziende, che si sono ipocritamente nascoste dietro l’intervento delle forze di polizia, dopo una litigata o una rissa.

Sei mesi di chiacchiere che rischiano di trovare l’epitaffio nell’Ordine del giorno dei succitati Presidenti delle regioni. Non contenti del limite di occupabilità dei mezzi, portato con l’ultimo DPCM del 7 agosto ad un insostenibile 60%, vorrebbero togliere qualsiasi limite, qualsiasi fragile diaframma per la difesa della salute pubblica di chi opera e di chi viaggia ogni giorno sui mezzi pubblici delle regioni.

I Comitati firmatari di questo documento, rivolgono un pubblico invito all’assessore alla mobilità, Mauro Alessandri, e all’Assessore alla sanità, Alessio D’Amato:  non si pieghino a questa politica di ordinanze inutili, promesse vane e “briciole sotto il tappeto”.

Tra gli addetti ed i frequentatori delle discoteche della Costa Smeralda ed i lavoratori e i pendolari del trasporto pubblico del Lazio, l’unica differenza e che i primi, alla fine, sono stati controllati per l’eventuale positività, noi no, no, noi no, …  no,  noi …. NO !

Non permetteremo che si giochi con la salute delle persone e soprattutto con quella degli utenti delle ferrovie ex-concesse, che va tutelata come e di più di quella dei frequentatori di discoteche, che sembrano tanto cari alle Regioni.

Roma,  31 Agosto 2020 

Comitato Pendolari Roma Ostia

Comitato Pendolari Roma Nord

Sferragliamenti dalla Casilina

Comitato Pendolari FL8a Carrozza

Associazione Pendolari Stazione Minturno Scauri

Comitato Pendolari Orte

A seguito dell’incontro con la Regione Lazio di inizio mese, in cui abbiamo sollevato tutta una serie di irregolarità presenti sulla Roma Lido (ed anche sulla Roma Viterbo), le risposte ricevute dai funzionari presenti oscillavano da un incredibile “va tutto bene” ad un più cauto “adesso manderemo gli ispettori”.

Ovviamente, dato il basso livello di considerazione che abbiamo per questi signori, non preconcetto, ma basato sui dati di fatto riscontrati ormai in anni di lunghe e spesso inutili discussioni, non ci abbiamo creduto, ma abbiamo comunque atteso per vedere se qualcosa si muoveva. Sono passati prima i giorni e poi le settimane e la situazione invece di migliorare sta peggiorando.

Allora abbiamo scalato i livelli di interlocuzione, scrivendo ai capi dei funzionari presenti: rispettivamente l’Assessore Alessandri e il Direttore della Direzione competente, Fermante.

La missiva è piuttosto lunga, essendo molti i punti disattesi dell’Ordinanza regionale e del DPCM che regolamenta i trasporti, disattesi proprio da chi è tenuto a farli rispettare: la Regione.

Di seguito il testo della lettera spedita (la stessa per Alessandri e Fermante). Attendiamo risposte che è molto probabile non arrivino mai, perchè la tattica di lorsignori è quella di ignorare finchè è possibile e, se proprio non possono farne a meno, al limite optare per la tecnica del muro di gomma. Questa volta però non ci fermeremo. C’è di mezzo la salute della gente e su questo non si può scherzare.

Di seguito il testo della lettera con il cospicuo allegato di inadempienze.

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Dott. Stefano Fermante – Direttore della Dir.ne regionale infrastrutture e mobilità Regione Lazio
c/o P.E.C.:
infrastrutturemobilita@regione.lazio.legalmail.it

OGGETTO – Richiesta d’urgente avvio azioni correttive del Gestore per riduzione del danno e per conformarsi alla Ordinanza Presidenziale 30.4.20 e D.P.C.M. del 17.5.20

Dopo vari incontri con codesta Regione in VDC, da Aprile ad oggi, e dopo numerosi documenti, informazioni e contributi scritti, dei Comitati pendolari delle ferrovie regionali ex concesse, ci troviamo ancora a dover rappresentare “…le nostre preoccupazioni e la nostra volontà di confrontarci con la necessaria solerzia per affrontare, prioritariamente ed in anticipo, le problematiche inerenti la mobilità delle persone.”.

Constatiamo che, ad oltre 70 giorni dall’avvio della c.d. Fase 2 e poi della Fase 3, non sono state messe in campo molte delle azioni richieste dai Comitati Pendolari, a basso impegno organizzativo ed a ridotto o nullo impegno economico per il Gestore.

Come Comitato Pendolari Roma Ostia chiediamo siano rapidamente realizzate almeno le azioni di riduzione del disagio per gli utenti ed azioni correttive per la eliminazione delle non conformità, indicati nell’allegato documento, per il rispetto dei dettati normativi posti sia dagli allegati al DPCM in intestazione, sia dalla Ordinanza del Presidente della Regione Lazio del 30 aprile 2020.

Si resta in attesa di riscontro scritto alla presente comunicazione formale.

Comitato Pendolari Roma Ostia – per l’inoltro: R. Spigai.


COMITATO PENDOLARI ROMA OSTIA

Stato PROPOSTE FASE 2 e Fase 3 dei Comitati pendolari ex concesse.

Roma Lido – Richiesta d’urgente avvio azioni correttive del Gestore per riduzione del danno e per conformarsi alla Ordinanza Presidenziale 30.4.20 e D.P.C.M. del 17.5.20

Dopo vari incontri con codesta Regione in VDC, da Aprile ad oggi, e dopo numerosi documenti, informazioni e contributi scritti, dei Comitati pendolari delle ferrovie regionali ex concesse, ci troviamo ancora a dover rappresentare “…le nostre preoccupazioni e la nostra volontà di confrontarci con la necessaria solerzia per affrontare, prioritariamente ed in anticipo, le problematiche inerenti la mobilità delle persone.”.

Constatiamo che, ad oltre 70 giorni dall’avvio della c.d. Fase 2 e poi della Fase 3, non sono state messe in campo molte delle azioni richieste dai Comitati Pendolari, a basso impegno organizzativo ed a ridotto o nullo impegno economico per il Gestore.

Ancor più dobbiamo constatare che queste azioni appaiono “minimali”, per una società di trasporto pubblico che abbia deciso (non obbligata) di sottoscrivere apposito Contratto di servizio per fornire un servizio di trasporto passeggeri degno di questo nome.

Come pendolari restiamo certo in attesa che s’avverino gli scenari futuri, spesso solo futuribili, cui immancabilmente gli interlocutori di codesta Regione rimandano in ogni incontro, di fronte alle evidenze della mancata attuazione di quanto progettato, dello svanire di qualche promessa o ipotesi di cambiamento.

Come Comitato Pendolari Roma Ostia chiediamo siano rapidamente realizzate almeno le seguenti azioni di riduzione del disagio per gli utenti ed azioni correttive per la eliminazione delle non conformità, dei servizi ad oggi erogati dal Gestore, rispetto ai dettati normativi posti sia dagli allegati al DPCM in intestazione, sia dalla Ordinanza del Presidente della Regione Lazio del 30 aprile 2020.

Il silenzio che pare salire dai competenti uffici regionali, circa la non applicazione degli stessi precetti firmati dal Presidente Zingaretti, perlomeno per il rispetto delle azioni di prevenzione del contagio da CoViD-19, relegano tale atto alla categoria di “grida manzoniana”.

Chiediamo i seguenti fatti concreti.

  • La stima della domanda complessiva di trasporto, per fasce orarie e singole linee metro- ferro, condotta con rigore metodologico e la “conta” degli attuali fruitori della ferrovia. Chiediamo siano trasparenti, con la consultabilità dei dati disaggregati. Un dato epidemiologicamente così importante non può esser lasciato ad un sistema approssimativo e men che logico, legato alla conta sommaria delle timbrature ai tornelli di accesso delle stazioni, come pare stia operandolo il Gestore. Tale non-metodo: 1) non consente di distinguere i flussi in entrata in una stazione, ad es. come Acilia, Bernocchi, Vitinia, T.d.V., tra quelli che vanno sui treni in direzione Roma e quelli che si recano nel senso opposto; 2) non calcola i passaggi fatti ai varchi che risultano guasti o aperti, in un dato momento; 3) non rileva i “portoghesi”, che saltano abitualmente i tornelli, soprattutto nelle tantissime stazioni non presidiate da alcuno, ma che lo fanno anche in quelle presidiate, dove nessun addetto del Gestore pare sia incaricato di controllare veramente cosa accada ai varchi; 4) non rileva gli accodamenti volontari in ingresso tra due o tre utenti, spesso giovani amici, o familiari o bambini che transitano usufruendo della timbratura dei genitori; 5) nella prima stazione della Roma Lido (Porta S. Paolo) quasi il 50% delle persone accede ai treni da un passaggio (bin.1 – lato tunnel per RFI Ostiense) che non ha tornelli tra Metro B e Roma Lido, e quindi non viene contato col non-metodo usato dal Gestore; 6) ma, soprattutto, a S.Paolo Basilica e ad EUR Magliana i tornelli sono unici per chi è diretto alla Metro B e per chi lo è alla Roma Lido;
  • Sia ripristinato l’orario ufficiale ordinario, previsto dal Contratto di Servizio di giugno 2017(Regione – ATAC S.p.A.). Fino ad ora s’è negata la prescrizione dell’Ordinanza Presidenziale che prevede Punto 3 – b. integrazione offerta di servizio da parte delle aziende di trasporto, con la gradualità necessaria a consentire l’adeguamento del sistema tecnico/manutentivo e l’organizzazione del personale;
  • Subito vanno dimezzati gli intervalli di partenza dei treni da PSP tra le 20.00 e le 21.30, oggi schedulati a 30 minuti (!); non consentono il minimo distanziamento dei passeggeri. La questione non dipende da una indisponibilità di convogli, considerando che fino alle 20 vengono effettuate corse ogni 15 minuti e vengono promesse, da PSP per Ostia, anche 4 partenze inserite a 7 minuti e mezzo (spesso non effettuate);
  • Vanno ampliate le fasce orarie delle ore punta della mattina e del pomeriggio e va aumentata la frequenza dei passaggi in dette fasce, come previsto all’Allegato 15 al DPCM 17 maggio 2020 e nell’Ordinanza, Punto 3 – e. adeguamento della frequenza dei mezzi nelle ore considerate ad alto flusso di passeggeri, … nei limiti delle risorse disponibili;
  • Per la Roma Lido la disponibilità di rotabili, va subito riportata a 9 convogli. In caso siano effettivamente previste, da qui a settembre, manutenzioni o revisioni speciali di più di 5, tra i convogli CAF300 o MA200 a disposizione del Gestore, si chiede di conoscere modello e matricola di quelli che andranno in manutenzione preventiva entro e fino a settembre, come paventato nel corso dell’ultimo incontro in VDC del 7 luglio 2020;
  • Siano avviate le azioni per rinforzare ulteriormente l’offerta nei tratti in saturazione (Acilia-Magliana e Ostia-Piramide) con l’inserimento di corse aggiuntive a “rottura di carico ” (o corse “spazzola”). Per realizzare questo punto si chiede di acquisire relazione scritta da ATAC sulla fattibilità tecnica del recupero di 2 o 3 semi treni a tre casse, prelevati dai tre convogli MA200 (non condizionati);
  • Va rispettato l’obbligo del necessario contingentamento numerico degli accessi alle fermate del metro-ferro. A tal fine il Gestore deve essere chiamato a conformarsi a quanto previsto dalla Ordinanza -Punto 4 – c. posizionamento di segnaletica nei posti che non possono essere occupati, in modo da consentire il rispetto della distanza fisica di un metro tra i passeggeri; operazione oggi fatta solo per i posti a sedere;
  • Vanno installati sistemi di conta persone all’ingresso dei vagoni o delle banchine di stazione, che consentano un esatta contabilità sulla percentuale di saturazione dei convogli nei vari momenti di carico. Tale installazione consente di garantire il precetto dell’Ordinanza, che prevede … lett. d) … … il servizio deve comunque osservare un carico massimo non superiore al cinquanta per cento della capacità di trasporto del mezzo desumibile dalla carta di circolazione. … occorre far rispettare al Gestore anche il Punto 4 – f. implementazione sistemi elettronici di bordo, finalizzati a rendere efficace il monitoraggio delle frequentazioni sui mezzi di trasporto (in particolare, conta passeggeri” . A tal fine di deve anche “predisporre idonei sistemi atti a segnalare il raggiungimento dei livelli di saturazione stabiliti;” “prevedere l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza e/o telecamere intelligenti per monitorare i flussi ed evitare assembramenti, eventualmente con la possibilità di diffusione di messaggi sonori/vocali/scritti;” All.15 al DPCM;
  • Occorre “prevedere che la salita e la discesa dei passeggeri dal mezzo avvenga secondo flussi separati: “ Allegato 15 DPCM, che per i treni della R.L. potrebbe avvenire riservando le porte esterne” dei singoli vagoni all’ingresso e le due porte centrali alla solo uscita;
  • Occorre garantire sistemi di precedenza di accesso ai passeggeri con disabilità, secondo regole prestabilite (ad es. analoghe all’accesso ai servizi di Poste Italiane), non lasciate alla sola gentilezza degli altri passeggeri;
  • Occorre revocare la pratica del Gestore di chiudere più accessi/uscite possibili da banchine e da stazioni, con la motivazione ufficiale della separazione dei flussi di stazione. Per “prevedere differenti flussi di entrata e di uscita, garantendo ai passeggeri adeguata informazione per l’individuazione delle banchine e dell’uscita e il corretto distanziamento sulle banchine e sulle scale mobili anche prima del superamento dei varchi;” Allegato 15 DPCM ), è sufficiente far rispettare la tenuta della “mano destra”, nei passaggi a doppio senso di marcia, ed il rispetto della cartellonistica ordinaria di passaggio consentito/vietato, esistente nelle stazioni e che da sempre regola un ordinato flusso dei passeggeri;
  • In particolare a Eur Magliana, Basilica S.P. e Porta S.P occorre riaprire immediatamente tutti i passaggi per l’accesso alle stazioni e ai treni . Le scelte operate dal Gestore hanno portato ad una ingiustificata riduzione delle vie di entrata/uscita ed all’allungamento dei percorsi. Sono stati resi inutilizzabili la quasi totalità degli impianti di traslazione;
  • Tutte le fermate del metro-ferro debbono essere presenziate (anche come obbligo contrattuale) da addetti di stazione e da vigilanza, per l’intero periodo di apertura al pubblico. Punto 3 – d. rafforzamento dei sistemi di controllo e vigilanza sui mezzi, al fine di assicurare il rispetto delle disposizioni a tutela della salute dei passeggeri; Punto 4 – j. evitare a bordo del mezzo, per quanto possibile, i contatti tra personale e viaggiatori e, comunque, mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro;
  • Vanno installate rapidamente le strumentazioni previste, almeno nelle stazioni principali della R.L. (Lido Ostia Centro, Acilia, EUR Magliana e PSP) dalla ordinanze nazionali in tema di “Previsione di misure per la gestione dei passeggeri e degli operatori nel caso in cui sia accertata una temperatura corporea superiore a 37,5° C.” Allegato 15 DPCM. In più, “Nelle stazioni o nei luoghi di vendita dei biglietti è opportuno installare punti vendita, anche mediante distributori di dispositivi di sicurezza.”. Non pervenuto ( Allegato 15 DPCM).

Si chiedono dati scritti sulla tipologia e frequenza delle operazioni di igienizzazione e di, conseguente, sanificazione dei convogli.

Si chiede di poter prendere visione dei report forniti sul punto dal Gestore del servizio e si resta in attesa di copia della nota della Direzione regionale trasporti, che avrebbe autorizzato il Gestore ad immettere solo parzialmente aria primaria negli impianti di condizionamento dei treni. “La sanificazione e l’igienizzazione dei locali, dei mezzi di trasporto e dei mezzi di lavoro deve riguardare tutte le parti frequentate da viaggiatori e/o lavoratori ed effettuata con le modalità definite dalle specifiche circolari del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità”; Allegato 15 DPCM “l’azienda procede all’igienizzazione, sanificazione e disinfezione dei treni e dei mezzi pubblici e delle infrastrutture nel pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie in materia oltre che delle ordinanze regionali e del Protocollo siglato dalle associazioni di categoria, OO.SS. e MIT in data 20 marzo 2020, effettuando l’igienizzazione e la disinfezione almeno una volta al giorno e la sanificazione in relazione alle specifiche realtà aziendali come previsto dal medesimo protocollo condiviso; “ Protocollo MIT Punto 4 – b. igienizzazione e disinfezione su base quotidiana e sanificazione periodica dei mezzi di trasporto.

Va verificato in quali stazioni non sia stata ancora rispettata la previsione normativa che recita “Nelle stazioni, negli aeroporti, nei porti e sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza è necessario installare dispenser contenenti soluzioni disinfettanti ad uso dei passeggeri.” Allegato 15 DPCM.

Ma l’azione correttiva più urgente deve prevedere interventi a bordo treno, da parte di addetti ATAC o di sicurezza, per il rispetto e l’eventuale sanzione dell’obbligo seguente: “I passeggeri dovranno indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca;” Allegato DPCM.

Giova qui che la Direzione regionale trasporti della Regione prenda atto delle risposte di canali ufficiali ATAC S.p.A., a fronte di segnalazioni circostanziate di situazioni di affollamento senza uso di mascherine, con invito esplicito ad applicare il Regolamento di trasporto passeggeri in uso nei mezzi pubblici, che pone in capo agli addetti verificatori del Gestore il compito di elevare sanzioni amministrative, come sono quelle per la violazione della Ordinanza Regionale: “L’uso della mascherina è un atto di responsabilità individuale, i viaggiatori dovrebbero collaborare rispettando le norme, e adottando comportamenti che siano improntati a un doveroso senso civico. Le Forze dell’ordine sono incaricate dei controlli. (Atac SpA).

Infine, si chiedere di rivedere la decisione del Servizio sanitario regionale che NON HA RITENUTO epidemiologicamente significativo l’inserimento del mondo del trasporto pubblico nello screening regionale in corso, tanto ampiamente sponsorizzato a mezzo stampa, né per il controllo infettivologico del personale viaggiante e di stazione, né per il monitoraggio con test rapidi della “popolazione” pendolare.

Per il Direttivo del Comitato Pendolari Roma Ostia R.S. Roma, 16 Luglio 2020.

Martedì 7 i Comitati Pendolari delle ferrovie ex concesse hanno incontrato la Regione in video conferenza per fare il punto sulla situazione generale ed in particolare sulle questioni della sicurezza dei viaggiatori a seguito del Covid e dell’Ordinanza della Regione di fine aprile.

Di seguito la sintesi.

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Presenti alla riunione: Comitato Pendolari Roma Nord, Comitato Pendolari Roma Ostia, Osservatorio Regionale sui Trasporti, e poi funzionari dell’assessorato ai Trasporti, della Direzione Trasporti della Regione, di Astral, di Atac (si, avete letto bene!), tutti giunti in ritardo all’appuntamento!

La riunione è stata aperta quindi dalla segretaria dello staff dell’assessorato, pur in assenza di tutti i funzionari pubblici, che ha invitato i comitati ad iniziare gli interventi.

Già questo testimonia lo scarso interesse per le cose che diciamo. Ha aperto il Comitato Pendolari Roma Nord attaccando il tema degli orari non conformi a quanto promesso dalla Regione e comunque non rispettati da Atac (soppressioni corse). Questo porta ad un sovraffollamento dei treni. A seguire c’è stata una premessa del Comitato Pendolari Roma Ostia, che ha espresso tutta la propria preoccupazione per le promesse fatte dalla Regione e non mantenute, in relazione alla sicurezza dei passeggeri prevista dall’Ordinanza regionale di fine aprile.

Poi alla spicciolata sono arrivati i funzionari.

Cecconi (Direzione Trasporti) ha esordito con la considerazione che sugli orari risponde Atac, sull’acquisto dei treni c’è un ulteriore slittamento della gara al 31 agosto e le altre gare sono in capo ad Astral.

Nicastro (Atac) ha asserito di non essere a conoscenza di mancanze o difformità rispetto all’Ordinanza, gli accessi sono monitorati ai tornelli e viene calcolato il flusso dei viaggiatori sul treno. Secondo Atac sulla Roma Lido circolano mediamente 15.000 passeggeri/giorno e 10.000 la domenica. Le affermazioni di Atac sono state vivamente contestate dai Comitati, che hanno anche ricordato di aver inviato a più riprese evidenze scritte e documentate da immagini dell’affollamento dei treni e delle difformità evidenti fra quanto previsto dall’Ordinanza e la quotidianità.

Atac ha citato statistiche palesemente false, che darebbero la Roma Nord al 99,5% di corse effettuate e la Roma Lido al 92%.

Cecconi ha dovuto ammettere che le corse saltano per mancanza di treni, ma in Regione puntano sulla manutenzione.

Mallamo, di Astral, ha fatto l’elenco delle gare gestite da Astral e che sono in itinere: dalla costruzione del deposito treni ad Ostia al sistema TeTra, dalla manutenzione dei treni (se va bene da gennaio) ai lavori per il raddoppio di alcune tratte della Roma – Viterbo, fino alla ripresa dei lavori a Tor di Valle e Acilia sud, che dovrebbero riprendere dopo la transazione fra Atac e Italiana Lavori, per poi consentire il subentro di Astral. Quello di Mallamo è stato l’intervento più concreto, pur se sfumato sui tempi.

I Comitati hanno vivacemente protestato per le evidenti bugie di Atac e per l’inerzia della Regione sull’attuazione delle disposizioni previste dall’Ordinanza. A quel punto Cecconi ha dovuto concedere che la prossima settimana saranno inviati degli ispettori a controllare la situazione delle ex-concesse. Ha ammesso che spesso i display in banchina riportano informazioni non corrette e che sull’aria condizionata dei mezzi c’è un riciclo parziale perchè tanto, con l’apertura delle porte alle stazioni, si ha un ricambio d’aria!

Infine Passanisi (staff assessorato), nonostante tutte le evidenze portate dai pendolari, ha avuto il coraggio di affermare che la Regione si preoccupa della sicurezza dei viaggiatori perchè riceve i report settimanali (da Atac) ed il flusso dei viaggiatori è ancora sostenibile.

Stante l’insoddisfazione dei pendolari per le risposte ricevute si attueranno presto azioni dirette a costringere la Regione ed il gestore a prendere atto della situazione vera e a correggere rapidamente la rotta.

Sull’annoso, ma anche ormai drammatico, problema di dotare la costruenda (ormai da 7 lunghissimi anni) stazione di Acilia sud di un parcheggio di scambio degno di questo nome ed in grado di consentire a migliaia di persone che oggi gravitano sulla stazione di Acilia di poter disporre di un servizio ovvio per noi pendolari (ma completamente ignorato ai geni delle istituzioni Regione e Comune, che non sono in grado di distinguere le parole dai fatti e quindi non si sono posti il problema di come si farà ad accedere alla nuova stazione in mancanza di un adeguato parcheggio), abbiamo sollecitato a più riprese un incontro con il presidente della III commissione comunale Mobilità per spiegare cosa secondo noi andrebbe fatto.

Enrico Stefano da mesi ignora le nostre richieste ed ha convocato una commissione sull’argomento il 24 giugno, a cui non abbiamo potuto partecipare perchè non invitati e solo sul finale ci è stato comunicato il link per la videoconferenza, in modo che quando abbiamo provato a collegarci la commissione ha chiuso i battenti e ci siamo trovati a bocca asciutta.

Non ci siamo mai fatti illusioni perchè questi campioni hanno poca dimestichezza con la democrazia e la partecipazione dei cittadini alle scelte delle istituzioni: ne hanno sentito vagamente parlare, magari ne hanno fatto anche argomento da campagna elettorale per essere eletti, ma poi non hanno mai agito di conseguenza.

Ma noi continuiamo ad insistere perchè, come abbiamo sempre detto a tutti gli interlocutori che abbiamo avuto, loro ci sono oggi ma domani no, noi invece c’eravamo ieri, ci siamo oggi e ci saremo domani, possono starne certi.

Quindi, per riepilogare abbiamo scritto questo:

 

Alla III Commissione capitolina permanente – Mobilità
 protocollo.assembleacapitolina@pec.comune.roma.it
segreteria.commissionemobilita@comune.roma.it
per il tramite della Presidente on. E.Stefano
 

ed alla c.a. dei Consiglieri

Alessandra Agnello

Giuliano Pacetti

Giovanni Zannola

Livia Mennuni

Cristina Grancio

 

OGGETTO –  Parcheggi a servizio della nuova  stazione di Acilia Sud-Dragona sulla Roma Lido. Richiesta di incontro urgente sulla vendita del terreno di proprietà di ATAC S.p.A. fronte rimessa Acilia ed inoltro di memoria sugli atti precedenti la procedura d’asta.

Sig. Presidente buon pomeriggio;

ci rivolgiamo a Lei, in qualità di Presidente della III Commissione capitolina permanente, poiché fin dal 17 febbraio scorso gli scriventi Comitati hanno indirizzato alla Commissione, per il suo tramite, la richiesta di incontro e di convocazione di una seduta sul tema in oggetto, la cui urgenza discendeva anche dalla data (prossima all’epoca) della prima chiamata di asta per la procedura di vendita concordataria  della proprietà pubblica in oggetto.

 A tale comunicazione iniziale, era stata allegata un’ampia memora di ricostruzione della cronistoria dei fatti, degli atti deliberativi, di livello municipale e comunale, e delle iniziative pluri-annuali di associazioni e comitati per il mantenimento della proprietà pubblica di detto terreno e per la sua destinazione a parcheggio di scambio e di sosta a servizio della costruenda stazione di Acilia Sud – Dragona sulla ferrovia metropolitana Roma Lido.

 Successivamente, sono stati inviati ulteriori solleciti e si sono ricevute assicurazioni, non solo verbali, di prossima calendarizzazione di tale tema; ad esempio  il 20 febbraio la segreteria di codesta Commissione scriveva che “… su disposizione del Presidente Stefàno si comunica che compatibilmente con i numerosi lavori già inseriti in calendario, sarà nostra cura convocare quanto prima una commissione/riunione  per esaminare la richiesta in oggetto”.

Sono trascorsi quattro mesi, nei quali si son tenute sedute su temi analoghi a quello del futuro parcheggio di scambio di Acilia Sud, come la  seduta della III Commissione del 28 febbraio sulle questioni aperte per una decina di aree di parcheggio, di sosta o di scambio, nel territorio di Roma Capitale.

E’ con meraviglia e rammarico che gli scriventi non han mai letto il tema proposto tra quelli delle numerose riunioni in VDC tenutesi e, neppure, hanno ricevuto la benché minima informazione sulla data o sul periodo di presumibile futura calendarizzazione del tema.

Di contro, venerdì 22 maggio il Consiglio del X° Municipio ha approvato, senza alcun voto contrario, la Risoluzione che impegna i vertici municipali ad agire per attuare la volontà del territorio lidense e dell’entroterra del X°, dei suoi cittadini, delle sue realtà collettive ed anche delle sue istituzioni rappresentative: rigetto di ipotesi di cambio di destinazione urbanistica del terreno ATAC in vendita e permanenza della destinazione area di scambio con la ferrovia Roma Lido.

Non volendo considerare la mancata calendarizzazione del tema, come  un atto da Lei voluto, si chiede ancora una volta a codesta Presidenza di voler inserire la questione in un prossimo O.d.G. di seduta, anche alla luce dell’ulteriore atto deliberativo assunto dal Consiglio del X Municipio, su iniziativa della sua stessa maggioranza.

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E quello che segue è il testo della memoria allegato alla nostra mail:

 

Alla III Commissione capitolina – Mobilità
protocollo.assembleacapitolina@pec.comune.roma.it
segreteria.commissionemobilita@comune.roma.it
per il tramite della Presidente on. E.Stefano
enrico.stefano@comune.roma.it
OGGETTO – Parcheggi a servizio della nuova stazione di Acilia Sud-Dragona sulla Roma Lido.
Richiesta di incontro urgente sulla vendita del terreno di proprietà di ATAC S.p.A. fronte rimessa Acilia ed inoltro di memoria sugli atti precedenti la procedura d’asta.
Si chiede a codesta istituzione pubblica una urgente convocazione per porre a tema ed esaminare la questione indicata in oggetto, meglio documentata e motivata nella seguente memoria.
Parcheggio di scambio per la Stazione di Acilia Sud-Dragona su ferrovia regionale Roma Lido.
Fin dal 2009 cittadini e comitati di quartiere si mossero per garantire i necessari parcheggi alla nuova stazione. In particolare, già il C.d.Q di Acilia 2000 aveva presentato un progetto per le opere accessorie, che prevedeva la realizzazione di un parcheggio di scambio su gran parte (circa 12.000 mq.) d’una vasta area, interamente pianeggiante, di proprietà di ATAC Patrimonio S.r.l., situata tra il deposito ATAC ed il Viadotto Nuttal, limitrofa alla zona artigianale di Dragona.
Quel progetto fu portato all’attenzione delle istituzioni (Commissione municipale urbanistica, Commissione Comunale LL.PP., ecc.) imponendosi alla loro attenzione grazie alla bontà dei contenuti ed anche all’azione di alcuni consiglieri capitolini del territorio.
Con un Ordine del Giorno, presentato dall’on.le Azuni e collegato alla delibera di affidamento all’ATAC del servizio TPL romano per ben 7 anni fino al 2019,l’Assemblea capitolina impegnò il Sindaco e la Giunta a prevedere la realizzazione del parcheggio di scambio nell’area in questione.
Si trattava d’un importante risultato, che superava politicamente e amministrativamente la Delibera di Assemblea Capitolina (n.39/2011), perché rimarcava la necessità di tale bene immobiliare per il trasporto pubblico. La vecchia D.G.C 39/2011 era stata assunta in un contesto ben diverso, all’epoca della Consiliatura Alemanno, sulla base del presupposto di commerciabilità di beni dichiarati da ATAC (all’epoca Atac Patrimonio S.r.l.) non più funzionali al trasporto pubblico locale.
In realtà quel terreno di ATAC, la quale otteneva nella medesima seduta d’aula l’affidamento settennale della gestione del TPL ed anche dei relativi parcheggi di scambio, consente di risolvere il grave problema della scarsità dei parcheggi ipotizzati a servizio della Stazione di Acilia Sud. Le uniche ipotesi di realizzazione di due piccole aree di parcheggio, per non più di 240 posti auto, erano state furbescamente ipotizzate da ATAC su terreni non suoi, destinati e già utilizzati dai quartieri come verde pubblico, compresa la propagine sud del Parco Lilloni e una parte di un Punto verde qualità. Tali insufficienti e ipotetiche alternativa servivano ad ATAC per liberare il “suo” bene dal vincolo di destinazione d’uso al trasporto pubblico, per cui gli era stato affidato, e di
renderlo perciò vendibile.
Ma quel terreno pubblico consentiva e consente ancor oggi di trasformare la nuova Stazione nel più importante nodo di scambio intermodale di tutto l’entroterra del X Municipio.
La Regione Lazio, proprietaria della Roma Lido, ma alla quale (agli scriventi) non risulta sia mai stato chiesto di assentire alla riduzione delle superfici destinate a parcheggio, fin dagli atti della Conferenza dei servizi e dai documenti di valutazione dell’impatto ambientale del progetto della nuova stazione, chiarì che il bacino di abitanti gravitante sulla nuova fermata era stimabile in 50.000 residenti ed in circa 20.000 passeggeri/giorno. La stazione ACILIA SUD/DRAGONA ha un bacino di utenza molto ampio nell’entroterra ostiense. Oltre ai due quartieri contigui (Acilia sud e Dragona), sarà infatti il punto preferito di accesso alla ferrovia Roma-Lido per gli abitanti di Casal Palocco (vecchia e nuova), Axa (e consorzi edilizi limitrofi), Madonnetta, Infernetto, Dragoncello e Bagnoletto. Ma anche quartieri meno interessanti, perchè gravitanti sull’attuale stazione di Acilia, come San Giorgio, Acilia centro e San Francesco, vedrebbero la riduzione del traffico veicolare che oggi li soffoca.
Opere accessorie perviste.
Il Piano di Recupero Urbano (Art 11 L. 493/93) individua la stazione ACILIA SUD /DRAGONA come opera O.P. 20a prevede inoltre un sovrappasso pedonale (O.P.20b) per rendere la stazione accessibile dal quartiere di Dragona e una piazza con parcheggio (O.P.20c) sul lato di Acilia Sud situata tra il canale di raccolta delle acque di bonifica e via Bepi Romagnoni. Il P.R.U. prevede una nuova via di collegamento (O.P.13) che correndo lungo il Canale Palocco, costituirebbe la principale arteria di collegamento tra la stazione ed i quartieri di Casal Palocco, Infernetto, Madonnetta e Malafede.
E’ prevista inoltre una pista ciclabile (O.P.41) che percorrendo tutto il quartiere di Acilia sud, lo connette alla stazione. Ma sul fronte della mobilità ecologica e intermodale, le realtà di quartiere, con l’appoggio finale del X Municipio, hanno recentemente studiato, presentato, proposto, tra le opere più votate, e fatto inserire nel P.U.M.S. 2019, la “Dorsale Fiera-Mare”. Tale vera e propria opera di mobilità di massa, ecologica, non intesa come mero percorso ricreativo e ludico, proprio sfruttando il sedime dell’argine sinistro del Canale di Palocco, raccorderà la mobilità di tutto il territorio dell’entroterra del X Municipio, dei quartieri sopra citati, dal Mare fino al Tevere passando proprio per la nuova stazione di Acilia Sud-Dragona e il relativo ponte ciclo pedonale.

 

Criticità delle opere perviste.
Il sovrappasso pedonale (O.P.20b), che in sede di Commissione LL.PP, in due sedute nel 2018, i CC.d.Q e il Comitato Pendolari Roma Ostia hanno chiesto e ottenuto vada progettato (elaborato esecutivo ancora da affidare) come ponte ciclo-pedonale, è la struttura cardine per l’accesso e la ricucitura (non “auto dipendente”) della stazione con l’abitato di Dragona e i territori di Bagnoletto e Dragoncello. Grazie a tale opera gli abitanti di Dragona vedranno avvicinarsi la biblioteca comunale “Onofri” di via Lilloni e i servizi commerciali di Via Bocchi, mentre gli abitanti di Acilia Sud potranno più facilmente raggiungibile le attività commerciali poste all’inizio di via Donati e via
Casini, nonché il centro anziani di Dragona.
La sola piazzetta con parcheggio (O.P.20c) che è il sedime su cui dovrebbe nascere il principale parcheggio ipotizzato da ATAC per la stazione, previsto tra il deposito Atac-Canale Palocco e via Bepi Romagnoni, determinerebbe gravi difficoltà per il traffico locale. Esistono infatti una unica via di accesso (Via Romagnoni) ed una sola via di uscita (Via Lilloni) che presentano numerosi incroci, taluni anche molto pericolosi. Data la presenza di numerosi sensi unici inoltre, gli utenti provenienti dai quartieri limitrofi dovrebbero attraversare tutto il quartiere di Acilia Sud per giungere alla stazione determinando un disagio esteso a tutta la zona e non solo alle vicinanze del parcheggio.
Il parcheggio di scambio lato Dragona, infine, risulterà limitato o irrealizzabile per l’impossibilità di sottrarre spazi al Parco donne vittime di femminicidio, unico a Dragona vecchia.
Date tutte queste premesse ecco perché, per limitare l’incremento di traffico privato all’interno del quartiere Acilia Sud e di garantire un adeguato parcheggio di scambio, si è individuata un’ampia area, di circa 12.000mq. (pari alla S.U.L. dell’intero lotto all’asta) proprio coincidente con il terreno improvvidamente posto ora all’asta, a causa dei debiti creati da ATAC S.p.A. nel corso degli anni.
L’area è vicinissima alla stazione (circa 200 metri dal futuro ingresso), ma ha il pregio di essere esterna al quartiere, per limitare i disagi e agevolare e velocizzare le operazioni di scambio intermodale tra auto private (destinate al parcheggio) e bus di adduzione di passeggeri (destinati alla parte di scambio intermodale) e la ferrovia metropolitana Roma Lido. L’area proposta è proprio quella tra il deposito ATAC e il viadotto Nuttal. Risulta essere parzialmente occupata da un Campo nomadi “tollerato”, quindi censito e assistito dai servizi sociali comunali, mentre la restane parte è libera, in quanto in stato di abbandono o parzialmente già oggi usata quale parcheggio sterrato ad uso del personale della Rimessa ATAC stessa, che non trova all’interno di essa adeguati spazi di parcheggio per vetture private.
Tale area risulta immediatamente raggiungibile dalle auto provenienti da Dragona, Bagnoletto Dragoncello, attraverso il viadotto Nuttal. E’ di facile accesso anche per gli altri quartieri ad est della Roma Lido/Ostiense, prima citati, sia provenendo dall’asse viario di via del Canale della Lingua, che da quello di via di Macchia Saponara.
Dato per assodato che l’Assemblea Capitolina, nella citata decisione, voleva “… prevedere la realizzazione del parcheggio di scambio della nuova stazione Acilia Sud nell’area di proprietà dell’ATAC…”, accadde poi che la crisi finanziaria endemica di ATAC S.p.A. portasse l’Assessore all’Urbanistica della Giunta Marino, Giovanni Caudo, a sponsorizzare un progetto di massima di valorizzazione urbanistica, con immancabile cambio delle destinazioni d’uso di tale area, con ipotesi di destinazione a terziario, in parte alberghiero e in parte commerciale, a prescindere dalla esistenza o dalla realizzabilità di altri spazi certi per i futuri parcheggi.
CC. di Q. e Comitati pendolari ricordavano invece all’Assessorato che esisteva fin dal 2009 un progetto relativo al parcheggio di scambio gomma-ferro, per la realizzazione di circa 1000 posti auto. Veniva anche ricordato che esistevano già atti formali e politici dell’Aula Giulio Cesare in tal senso, nello specifico gli Ordini del Giorno n. 219 del 15/11/2012 e 172 del 01/08/2014. Si ricordava pertanto che Sindaco e Giunta dovevano già considerarsi impegnati nella realizzazione del parcheggio di scambio in quell’area.

 

La lotta pluriennale di Comitati e Associazioni.

Sia sufficiente per farsi una opinione organica, leggere il testo integrale di quanto scriveva alle istituzioni comunali, a marzo 2015, il Comitato di quartiere più direttamente interessato Acilia 2000.
La confusione delle istituzioni capitoline.
Tra maggio e giugno del 2015, sulla proposta di D.G.C. voluta dall’Assessore comunale Caudo per il cambio di destinazione d’uso del terreno a “Area Pubblica per la mobilità a servizio del Quartiere”, in “Area per Servizi Commerciali e Servizi Alberghieri”, si pronunciò a favore, ma con varie osservazioni, la Commissione capitolina urbanistica. Alla seduta finale, tuttavia, parteciparono al voto solo 4 consiglieri, sui 12 titolari, circostanza che renderebbe il voto invalido in qualsiasi Assemblea dei Condomini e che lo rende politicamente opinabile in qualsiasi istituzione rappresentativa. Di quei 4 presenti, il giorno dopo ben due furono rimossi dall’incarico per provvedimenti di arresto della Autorità giudiziaria ed un terzo si autosospese dalle funzioni di
Consigliere per poi venir arrestato nel prosieguo delle indagini.  In quella di giugno ancor più ci si dilungò su osservazioni negative dei consiglieri, dubbi, richieste di emendamento in aula o modifiche alla nuova destinazione proposta e dubbi sul sacrificio di aree verdi per insufficienza di parcheggi.
Visto il rocambolesco evolversi della seduta finale di Commissione, anche un suo componente di opposizione assente, D. Frongia, scrisse al Presidente di Commissione e a tutti i consiglieri, dicendo “…ritengo che alcuni aspetti sottolineati dai mittenti della presente siano meritevoli di approfondimento e pertanto do la mia piena disponibilità a una nuova seduta di commissione.” .
La citata proposta Caudo sarebbe dovuta poi andare al parere di altre Commissioni consiliari e, soprattutto, dell’Aula Giulio Cesare, cosa che mai più avvenne, anche perché la Commissione urbanistica si era dovuta irregolarmente pronunciare, assumendo parere in mancanza degli atti del Processo partecipativo, previsto dal Regolamento comunale sui processi partecipativi su interventi urbanistici.
Detto Processo partecipativo fu avviato solo in seguito, su insistenze del Comitato Pendolari Roma Ostia e su indicazione dell’Assessore alla trasparenza e legalità della
Giunta Marino, dott. Sabella, e fu curato dalla Delegata del Sindaco per il X Municipio S. Decina.
Verbale audio ufficiale con interventi disponibile al link :
Quindi, come deve accadere in un corretto esercizio di democrazia partecipativa, solo grazie alla forte richiesta di comitati, associazioni e cittadini del territorio, venne indetta e svolta una formale Assemblea partecipativa ad Ostia, il 12 giugno 2015 presso la sala consiliare del X Municipio, durante la quale emersero le numerose ed unanimi contrarietà di cittadini, comitati, categorie produttive ed associazioni locali all’ipotesi di utilizzo del terreno ATAC per usi diversi da quelli già indicati dall’Aula Giulio Cesare, cioè: parcheggio di sosta e di scambio della nuova stazione.

La politica si schiera.
Negli stessi mesi, molti ed autorevoli esponenti dell’attuale maggioranza capitolina e municipale si esprimevano chiaramente su quale fosse la linea di tutela degli interessi pubblici coinvolti, ben paventando “Il cemento sulla pelle dei cittadini” (Ferrara M5S Gennaio 2016) e chiarendo che “Un nuovo centro commerciale di 24.000 mq … non può essere utile al territorio. Non serve assumere 200 precari sottopagati per celebrare il funerale del piccolo commercio. In un Municipio sciolto per mafia e un Comune commissariato … … sembra il momento migliore per rispolverare nuovamente qualcosa di impresentabile. Dunque no all’ennesima colata di cemento nel territorio.
Uno shopping center nell’entroterra di Ostia rappresenterebbe un colpo fatale per la viabilità ed il piccolo commercio del X municipio composto da 9.000 attività commerciali e migliaia di famiglie che vivono in questa città: è giusto combattere la mafia ma anche gli speculatori. Non è accettabile che una multinazionale venga a proporre 200/300 posti di lavoro precario e sottopagato sulla pelle dei cittadini. Chiederemo un incontro in municipio …. per scongiurare l’approvazione”.
Ma anche più recentemente CC.d.Q. Associazioni e pendolari han portato la questione del terreno di Acilia, oggi posto all’asta, all’attenzione delle competenti istituzioni comunali.
Ad esempio a marzo 2017, presso il Dipartimento SIMU si è svolta la seduta delle Commissioni Capitoline congiunte Mobilità e LL.PP chiesta dalle citate realtà territoriali e sociali, sul tema della “Stazione Acilia Sud Dragona, sovrappasso ciclopedonale di collegamento e parcheggi”, al quale hanno partecipato l’Assessore all’Urbanistica Luca Montuori, il capo Dipartimento Simu Ing. Botta, il Responsabile, per conto di ATAC del procedimento di appalto della costruzione della stazione di Acilia Sud, Ing. Macaluso, nonché numerosi consiglieri comunali appartenenti a quasi tutte le forze  politiche. I Consiglieri Comunali presenti hanno preso l’impegno di chiedere, in Assemblea capitolina, di riesaminare la possibilità di utilizzare come area di scambio per i parcheggi l’area pianeggiante di proprietà di ATAC, che sta tra i “ponti” di Dragona e il deposito ATAC, bocciando di fatto nuovamente il progetto di valorizzazione esaminato nel 2015 dall’VIII Commissione capitolina.
A febbraio 2020 si è appreso che tale bene pubblico, questo “bene comune” tanto importante per la mobilità urbana, l’accessibilità e la vita dei cittadini dell’entroterra del X Municipio, viene posto all’asta (Lotto n.4). La data d’asta, prima fissata ad inizio marzo è stata poi spostata a metà maggio scorso, andando infine deserta. E’ quindi presumibile un secondo tentativo da esperirsi tra qualche mese e, forse, con ulteriore diminuzione del controvalore d’asta della svendita.
La lista degli immobili finiti in quest’asta non è frutto d’insondabili scelte giudiziaria, ma è l’esito di un preciso elenco di beni, redatto “pro domo sua” dalla Società “proprietaria” ATAC S.p.A., posta dal Tribunale ordinario di Roma -sezione fallimentare – in Concordato preventivo in continuità a causa del debito ultra decennale da essa stessa creato.
Si tenga sempre a mente, prima di ogni decisione, che questi beni non sono di ATAC S.p.A. perché la società, monopolista da sempre del trasporto pubblico romano, vi abbia investito negli anni i suoi utili, o il surplus dei proventi incassati col servizio erogato, o i risparmi ottenuti sui benefits e sui premi di risultato o sulle liquidazioni dei propri amministratori e dei propri dirigenti.
Sono il frutto dell’eredità di anni di tariffe, biglietti, abbonamenti e tasse, tante tasse, pagate da generazioni di romani, anche di quelli che mai son stati pendolari, né mai lo diverranno, magari per colpa dell’alto livello di dis-servizio assicurato ogni giorno da detta Società per azioni.
Noi però il “nostro” terreno lo leggiamo nei lotti all’asta, ma altri beni di quell’elenco stilato da ATAC per la citata delibera del 2011, che stanno a cuore ad esponenti dell’attuale Giunta, tra i lotti di quell’asta non li troviamo.
Chiediamo a codesta istituzione di operarsi attivamente fin d’ora affinché, a prescindere dalle appartenenze partitiche e dagli esiti della procedura di gara, la destinazione urbanistica di quel terreno non cambi.
Quel milione e mezzo scarso, che la “cosa pubblica” probabilmente neppure riuscirà ad incassare dall’eventuale vendita, è pari alla metà di quello che la stessa ATAC S.p.A. ha perso nel solo 2018 (a succederà anche in conto 2019) sul Contratto di servizio con la Regione Lazio, a causa dell’alto livello di dis-servizio assicurato ai viaggiatori delle ex ferrovie regionali concesse.
Avevamo proposto che ATAC mantenesse tale proprietà utilizzando il ruolo affidatogli di gestore di parcheggi di scambio, per avviare da subito, con poco investimento, un redditizio parcheggio di scambio a servizio di un bacino di circa 20.00 passeggeri/giorno. Per questi ultimi, in assenza di percorsi ciclo pedonali, di ponti di sovrappasso sulla via del Mare, di zone adeguate per i capolinea dei bus di adduzione e visti i futuri, miseri, 240 posti auto previsti, non resterà che dare l’assalto ai passi carrai delle palazzine e dei condomini di tutta la zona.
Ma nelle schede di avviso e di informazione dell’asta, ci pare manchino molte delle importanti informazioni che vi abbiamo più sopra esposto.
I comunicati di asta non consentono, agli eventuali acquirenti interessati, di sapere che la destinazione urbanistica è e dovrà restare di
SERVIZI PUBBLICI DI LIVELLO URBANO.
Chiediamo che codesta istituzione assuma pubblica iniziativa, come positivamente e senza alcun voto contrario ha fatto il Consiglio del X Municipio, votando il 22 maggio scorso una Risoluzione in tal senso su proposta della stessa maggioranza municipale; è un atto che contiene, inoltre, la giusta prospettiva giuridico-amministrative per mettere assieme i bisogni reali del territorio, le necessità di “cassa” della procedura fallimentare-concordataria, l’interesse del mantenimento a proprietà pubblica di importanti asset per la mobilità e persino quelli di ATAC, indicando in tale società quella deputata alla progettazione e futura gestione tariffate del parcheggio.
Chiediamo che codesta Commissione si adoperi per chiarire che quei metri quadri di terreno sono e resteranno “Parcheggi di scambio”. Queste sono l’espressa volontà politica, le decisioni assunte da tempo dall’Assemblea capitolina e dal Consiglio Municipale, le volontà espresse nel processo partecipativo urbanistico del giugno 2015, UNANIMEMENTE da realtà sociali e produttive locali, contrarie a ipotesi di cambi di destinazione d’uso per improbabili alberghi o per ennesimi, inutili, centri commerciali depressivi del piccolo commercio di quartiere e di prossimità.
Chi pensa di acquisire tale bene all’asta deve conoscere lo stato reale dei luoghi e dei fatti, non illudendosi di poter trasformare il milione e mezzo (o meno) della base d’asta in 4.200.000 Euro di valore, passando all’incasso e chiedendo una valorizzazione urbanistica, inutile a quel quadrante e non voluta da decisioni pubbliche e realtà sociali.
La destinazione urbanistica non cambierà se i decisori politici non tradiranno le volontà dei territori e dei propri elettori; la “…ipotesi di perseguimento dello scenario valorizzativo” indicato da ATAC e lo “scenario … previsto (per) l’insediamento di funzioni commerciali-servizi” privati, non si realizzerà.
In attesa di incontro, porgiamo i nostri distinti saluti.
Roma, 20 giugno 2020
Coordinamento Comitati Entroterra X Municipio – Comitato Pendolari Roma Ostia

Questo il testo della lettera che abbiamo scritto alla Regione il 3 giugno scorso per comunicare tutta la nostra preoccupazione in merito alla situazione creatasi a seguito del Covid ed evidenziare tutte le mancanze di ATAC e la stessa Regione sulla sicurezza.

Attendiamo di essere convocati per discuterne.

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Stato PROPOSTE FASE 2 dei Comitati pendolari ex concesse e delle promesse fatte per la Roma Lido. 
Esame comparato a 30 gg. avvio Fase2– aggiornato con Ordinanza Presidenziale 30.4.20 e DPCM 17.5.20
Siamo a rappresentare “…le nostre preoccupazioni e la nostra volontà di confrontarci con la necessaria solerzia per affrontare, prioritariamente ed in anticipo, le problematiche inerenti la mobilità delle persone”.
Constatiamo che in questi primi 30 giorni di “Fase 2”, per esempio:
– i viaggiatori entrano ed escono dal treno e dalle stazioni come meglio credono,
– si collocano dove ritengono più opportuno sia in banchina che in piedi sul treno,
– possono entrare anche se il treno è già sufficientemente pieno, perché non si conosce il numero dei viaggiatori saliti, dei posti residui e non c’è nessuno che lo comunichi in banchina o in stazione,
– non sanno con certezza a chi spetti intervenire e sanzionare il rispetto dell’obbligo di mascherine,
– respirano l’aria “chiusa” del vagone, senza sapere se esce qualcosa dai canali della climatizzazione,
– se hanno difficoltà deambulatorie non possono transitare in stazioni prima accessibili (ad es. Porta S.Paolo-Piramide) per le modifiche operate all’entrata/uscita;
-dopo la pubblicazione del Decreto legge 19.5,2020 (c.d. Rilancio. art.215) non si hanno notizie sui modi di applicazione, nel sistema tariffaria regionale Metrebus, dei voucher o dei prolunghi d’abbonamento previsti.
Scendiamo nei dettagli.
Non abbiamo evidenza dei dati di stima della domanda complessiva di trasporto, per fasce orarie e singole linee metro-ferro, in base ai flussi che si generano in Fase 2, nel tempo, alla riprese delle attività, nonché della stima della offerta, alla luce della capacità di carico in sicurezza dei singoli convogli.
  • Per il settore del metro-ferro NON è stato ripristinato l’orario ufficiale ordinario, previsto dal Contratto di Servizio di giugno 2017 (Regione – ATAC S.p.A). Il parziale incremento di 4+4 corse (sole otto corse aggiuntive!) dal 4 maggio rispetto all’orario di lock-down, è stato più volte assorbito da rimodulazioni e soppressioni di treni, che hanno riportato l’offerta sulla Roma Lido alla situazione precedente, aggiungendovi l’irregolarità negli orari al pubblico, variati anche 5/6 volte al giorno e persino di Domenica. Non s’è riportata la situazione a quanto stabilito e pagato sulla base del Contratto di servizio) e s’è negata la prescrizione dell’Ordinanza Presidenziale:
Punto 3 – b. integrazione offerta di servizio da parte delle aziende di trasporto, con la gradualità necessaria a consentire l’adeguamento del sistema tecnico/manutentivo e l’organizzazione del personale.
– Da subito vanno dimezzati gli intervalli di partenza dei treni da PSP tra le 20.e le 21.00,
oggi schedulati a 30 minuti (!); non consentono il minimo distanziamento dei passeggeri. Vanno ampliate le fasce orarie delle ore punta della mattina e del pomeriggio e va aumentata la frequenza dei passaggi in dette fasce (cfr. all.15 DPCM 17 maggio 2020 e Ordinanza),
Punto 3 – e. adeguamento della frequenza dei mezzi nelle ore considerate ad alto flusso di passeggeri, … nei limiti delle risorse disponibili … per consentire ai viaggiatori di fruire di una migliore distribuzione del servizio pubblico.
Disponibilità dei mezzi
  • Ci si augura la Regione abbia sollecitato il Governo, per il tramite della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, a introdurre deroghe al Codice degli appalti, applicando procedure di scelta del contraente le più celeri tra quelle attualmente previste dalle norme sugli appalti e forniture, senza per questo omettere i dovuti controlli.
  • Per la Roma Lido la disponibilità di rotabili, che pure il Gestore con disposizione interna del 1.5.20 aveva stabilito “ a 150 corse con otto rotabili”, deve ancora essere pienamente assicurata, completando urgentemente le revisioni e manutenzioni straordinarie. S’attendono evidenze delle iniziative intraprese dalla Regione per sollecitare il Comune a mettere il Gestore in condizione di avviare immediatamente il recupero e la riparazione di tre convogli CAF300, giacenti inutilizzati nel deposito Magliana in conto Metro B, per poterli mettere a disposizione della R.L., iniziando al più tardi da ottobre prossimo;
  • si richiede alla Regione Lazio di NON CONCEDERE ulteriori proroghe alla presentazione delle offerte dei nuovi treni e nelle successive fasi del procedimento di gara, le quali, dopo anni di assicurazioni a vuoto e d’improvvidi comunicati stampa, circa il rapido iter tecnico-amm.vo di gara, sono ancora in attesa di scelta del contraente per la fase di progettazione e offerta definitiva, portando la data stimabile di esercizio con passeggeri a bordo per il primo convoglio, a fine giugno 2023 !

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  • Si chiede di avviare una ricerca, in raccordo anche con il MIT, per reperire ulteriori treni al di fuori del circuito tradizionale (gare sul nuovo), ma di attivarsi con soluzioni di ripiego (leasing, affitto da altri gestori, ecc…);
  • Per la Roma Lido l’offerta va ulteriormente rinforzata nei tratti in saturazione (Acilia-Magliana e Ostia-Piramide) con l’inserimento di corse aggiuntive a “rottura di carico ” (o corse “spazzola”). Per realizzare questo punto si chiede di valutare la fattibilità tecnica del recupero di 2 o 3 semi treni a tre casse, prelevati dai tre convogli MA200 (non condizionati) affidati ad Atac S.p.A. da anni per il potenziamento della Roma Lido, ed invece giacenti in condizioni di abbandono e “cannibalizzazione” nel parco ferroviario del Deposito Magliana.
  • Non si ha notizia del necessario contingentamento numerico degli accessi alle fermate del metro-ferro. Il contingentamento sulla rete metro-ferro NON deve essere limitato al calcolo delle persone che possono salire a bordo di un dato tipo di treno, limitandosi alla sommatoria di quelle in salita al capolinea o nelle prime stazioni della linea, …
Ordinanza -Punto 4 – c. posizionamento di segnaletica nei posti che non possono
essere occupati, in modo da consentire il rispetto della distanza fisica di un metro tra i passeggeri;
… lett. d) … … il servizio deve comunque osservare un carico massimo non superiore al 50% della capacità di trasporto del mezzo desumibile dalla carta di circolazione.
Punto 4 – f. implementazione sistemi elettronici di bordo, finalizzati a rendere efficace il monitoraggio delle frequentazioni sui mezzi di trasporto (in particolare, conta passeggeri”;  … ma si devono anche “predisporre idonei sistemi atti a segnalare il raggiungimento dei livelli di saturazione stabiliti;” “prevedere l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza e/o telecamere intelligenti per monitorare i flussi ed evitare assembramenti, eventualmente con la possibilità di diffusione di messaggi sonori/vocali/scritti;” Allegato 15 DPCM 17.5.20
Contrariamente a quanto ottenuto anche per la Regione Lazio sui treni gestiti da Trenitalia, nulla risulta di attuato per quanto attiene alla seguente obbligo normativo:
“prevedere che la salita e la discesa dei passeggeri dal mezzo avvenga secondo flussi separati: “ Allegato 15 DPCM, che per i treni della R.L. potrebbe avvenire riservando le porte “esterne” dei singoli vagoni all’ingresso e le due porte centrali alla solo uscita.
Non si ha notizia di iniziative per garantire la proporzionale disponibilità di contingenti di posti in ciascuna delle stazioni, sulla base normale saldo tra accessi e uscite dai convogli.
Non si ha neppure notizia dei dati retrospettivi di frequentazione delle singole stazioni delle ex concesse, che doveva fornire Roma Agenzia servizi per la mobilità e che sono necessari per un omogeneo riparto proporzionale della capacità di carico-Covid dei mezzi, moltiplicato col numero di mezzi effettivamente messo in linea dal Gestore negli orari di punto Lun-Ven.
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Neppure si ha evidenza della installazione da parte del Gestore di sistemi di conta persone all’ingresso dei vagoni o delle banchine di stazione che consentano un esatta contabilità sulla percentuale di saturazione dei convogli nei vari momenti di carico.
  • Non si hanno evidenze della promessa attenzione sulla precedenza di accesso ai passeggeri con disabilità, secondo regole prestabilite (ad es. analoghe all’accesso ai servizi di Poste Italiane), non lasciate alla sola gentilezza degli altri passeggeri; non si sono avute notizie di discussioni per via dell’attuale livello basso della domanda di trasporto coi mezzi pubblici (circa 20% della domanda di Febbraio sulla RL). Tuttavia le iniziative di separazioni dei flussi di entrata/uscite nelle stazioni, per come sono state progettate e attuate, han portato ad un aumento esponenziale dei disagi per quei pochi passeggeri con disabilità ed ausili motori che si sono avventurati sulle linee.
  • Va in particolare segnalata la pratica del Gestore di chiudere più accessi/uscite possibili da banchine e da stazioni, attuata con la motivazione ufficiale della separazione dei flussi di stazione (“prevedere differenti flussi di entrata e di uscita, garantendo ai passeggeri adeguata informazione per l’individuazione delle banchine e dell’uscita e il corretto distanziamento sulle banchine e sulle scale mobili anche prima del superamento dei varchi;” Allegato 15 DPCM) che ha portato ad una ingiustificata riduzione delle vie di entrata/uscita ed all’allungamento dei percorsi. Sono stati resi inutilizzabili importanti impianti di traslazione; talvolta non è stata aggiornata la cartellonistica fissa delle stazioni, essendosi limitati (non senza risultati esilaranti), ad aggiungere cartelli e transenne o catenelle provvisorie, funzionali solo in presenza di addetti di stazione (rari) o di altro personale di sicurezza o volontario di Protezione Civile.

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Va segnalata la situazione creata a Magliana (2^ stazione di scambio RL-Metro B) dove, arrivando da Ostia (binario 4) nei vagoni di coda treno, si deve percorrere in fila indiana l’intera banchina dal lato sud (dove ci sono ascensore e scala mobile) fino alla stretta uscita lato nord (dotata solo di scala mobile), per poi salire al ponte pedonale nord (il cui pavimento in linoleum è sconnesso da anni) e quindi scendere in banchina 1 e, se diretti alla uscita del parcheggio multi piano, percorrerla tutta fino a giungere nuovamente al lato sud. Va poi stigmatizzata la situazione creata a Porta S.Paolo, che ha comportato la creazione di barriere architettoniche prima inesistenti, oltre a percorsi tortuosi e disagevoli su pubblica strada e su sede di mercato, per connettere RL PSP con Metro B Piramide e RFI Ostiense. (Sul punto verrà inviata una specifica memoria per proporre soluzioni al disastro combinato).

  • Non si ha notizia della richiesta fatta, affinché la Regione predisponga adeguate lettere indirizzate alle associazioni datoriali in cui si giustificano gli eventuali ritardi in ingresso dei lavoratori dovuti alla difficoltà di accesso ai mezzi pubblici (vedi ad es. lettera della Regione all’Ufficio Scolastico Regionale Lazio). Nei casi di blocco accesso alle stazioni, che comporti perdita di più di un treno in arrivo, necessita rilascio a vista di attestato (cartaceo o elettronico) da parte degli Addetti verificatori e/o Addetti di stazione ATAC.
Interventi esterni al sistema del trasporto e di prevenzione e tutela della salute.
  1. Alla luce del comportamento degli ultimi anni del Gestore delle ex concesse, come temevamo ciò che accade fuori dalle banchine o dalle stazioni del metro-ferro NON E’ STATO TRATTATO come UN PROBLEMA di cui dovesse tener conto il Gestore del servizio, nel parametrare l’offerta e nell’assicurare adeguato personale aziendale, come addetto di stazione o di vigilanza, nelle stazioni.
  2. Ribadiamo che tutte le fermate del metro-ferro debbono essere presenziate (anche come obbligo contrattuale) da addetti di stazione e da vigilanza, per l’intero periodo di apertura al pubblico.
Punto 3 – d. rafforzamento dei sistemi di controllo e vigilanza sui mezzi, al fine di assicurare il rispetto delle disposizioni a tutela della salute dei passeggeri;
Punto 4 – j. evitare a bordo del mezzo, per quanto possibile, i contatti tra personale e viaggiatori e, comunque, mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro;
Parimenti i servizi di pulizia debbono essere potenziati, dotando tutti gli operatori di pulizia di adeguati DPI e assicurando il corretto e separato smaltimento di tutte le frazioni di rifiuto urbano, fino al punto di raccolta concordato con AMA.

3. Si prende atto con stupore che il Servizio sanitario regionale NON HA RITENUTO epidemiologicamente significativo l’inserimento del mondo del trasporto pubblico nello screening regionale in corso, tanto ampiamente sponsorizzato a mezzo stampa, né per il controllo infettivologico del personale viaggiante e di stazione, né per il monitoraggio con test rapidi della “popolazione” pendolare.

4. Non si ha traccia delle strumentazioni previste, almeno nelle stazioni principali della R.L. (Lido Ostia Centro, Acilia, EUR Magliana e PSP) dalla ordinanze nazionali in tema di “Previsione di misure per la gestione dei passeggeri e degli operatori nel caso in cui sia accertata una temperatura corporea superiore a 37,5° C.” Allegato 15 DPCM.
5. Parimenti non si hanno notizie di azioni per attuare la previsione governativa che
“La responsabilità individuale di tutti gli utenti dei servizi di trasporto pubblico rimane un punto essenziale per garantire il distanziamento sociale, misure igieniche, nonché prevenire comportamenti che possono aumentare il rischio di contagio. Una chiara e semplice comunicazione in ogni contesto (stazioni ferroviarie, metropolitane, aeroporti, stazioni autobus, mezzi di trasporto, etc.), mediante pannelli ad informazione mobile, è un punto essenziale per comunicare le necessarie regole comportamentali nell’utilizzo dei mezzi di trasporto.” Protocollo MIT–Allegato 15 DPCM.
6. “Nelle stazioni o nei luoghi di vendita dei biglietti è opportuno installare punti vendita, anche mediante distributori di dispositivi di sicurezza”. Non pervenuto (Allegato 15 DPCM).
7. Non si hanno notizie certe sulla tipologia e frequenza delle operazioni di igienizzazione e di conseguente sanificazione dei convogli, né sul funzionamento degli impianti solo con aria primaria esterna. Si esprimono dubbi sul livello di pulizia dei condotti e delle bocche di immissione dei sistemi di ventilazione forzata e/o di condizionamento.
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Non abbiamo evidenze di monitoraggi microbiologici, con prelievo campioni, degli impianti di condizionamento dei convogli, con particolare riguardo ai condotti interni e alle feritoie di uscita dei condotti d’aria; tale onere a nostro avviso dovrebbe ricadere sulle autorità sanitarie Regionali e sull’ARPAL, in raccordo coi gestori dei servizi ed in base anche a segnalazioni dei Comitati.
Per capire cosa succederà realmente, basterebbe sapere se e quali risorse aggiuntive siano state stanziate a favore delle ditte di pulizia in appalto. La prassi è spesso che le aziende chiedono alle ditte d’appalto di fare gli interventi aggiuntivi con le stesse risorse.
Si chiede di poter prendere visione dei report forniti sul punto dal Gestore del servizio.
“La sanificazione e l’igienizzazione dei locali, dei mezzi di trasporto e dei mezzi di lavoro deve riguardare tutte le parti frequentate da viaggiatori e/o lavoratori ed effettuata con le modalità definite dalle specifiche circolari del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità”;
Allegato 15 DPCM
“l’azienda procede all’igienizzazione, sanificazione e disinfezione dei treni e dei mezzi pubblici e delle infrastrutture nel pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie in materia oltre che delle ordinanze regionali e del Protocollo siglato dalle associazioni di categoria, OO.SS. e MIT in data 20 marzo 2020, effettuando l’igienizzazione e la disinfezione almeno una volta al giorno e la sanificazione in relazione alle specifiche realtà aziendali come previsto dal medesimo protocollo condiviso;Protocollo MIT
Punto 4 – b. igienizzazione e disinfezione su base quotidiana e sanificazione periodica dei mezzi di trasporto; ndr. Il termine “periodica” non appare adeguato ad un ambito scientifico
7.1. La competenza a garantire pulizie e spazi di accesso adeguati sulle banchine e sui mezzi, nonché gli opportuni distanziamenti dei viaggiatori devono restare in capo alle Aziende di gestione del servizi, che si debbono fare parte diligente di rappresentare agli enti proposti (Comune, Regione, Municipi, AMA e gestori di parcheggi, ogni problematica che influisca sul regolare accesso ai servizi da loro resi.
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8. Nulla di visibile circa la previsione normativa che recita “Nelle stazioni, negli aeroporti, nei porti e sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza è necessario installare dispenser contenenti soluzioni disinfettanti ad uso dei passeggeri.” Allegato 15 DPCM.
9. Nulla di visibile circa interventi a bordo treno, da parte di addetti ATAC o di sicurezza per il rispetto e l’eventuale sanzione dell’obbligo seguente:I passeggeri dovranno indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca;”
Allegato 09 DPCM – Giova qui che la Direzione regionale trasporti della Regione prenda atto delle risposte di canali ufficiali ATAC S.p.A., a fronte di segnalazioni circostanziate di situazioni di affollamento senza uso di mascherine, con invito esplicito ad applicare il Regolamento di trasporto passeggeri in uso nei mezzi pubblici, che pone in capo agli
addetti verificatori del Gestore il compito di elevare sanzioni amministrative, come sono quelle per la violazione della Ordinanza Regionale: L’uso della mascherina è un atto di responsabilità individuale, i viaggiatori dovrebbero collaborare rispettando le norme, e adottando comportamenti che siano improntati a un doveroso senso civico. Le Forze dell’ordine sono incaricate dei controlli. (Atac SpA)”.
10. I distributori automatici di snack presenti nelle stazioni metro-ferro devono avere alcune linee di somministrazione di confezioni mascherina+guanti monouso a prezzi calmierati.
11. In tema di sanificazione e pulizia, particolari attenzioni dovranno essere riservate anche agli impianti di traslazione e servizi igienici. Allegato 15 DPCM.

Questa primavera assieme alle rondini e a qualche decreto per combattere la pandemia ci porta anche il rinnovo delle cariche ai vertici delle società controllate pubbliche, il cui mandato è giunto a scadenza.

Se qualcuno si distrae e non segue le nomine del governo negli enti più prestigiosi, niente paura, tanto i nomi sono esattamente gli stessi, che passano da una società all’altra senza problemi, da un business all’altro, e non importa se non hanno le competenze necessarie o non hanno brillato nella conduzione aziendale. Sono i famosi boiardi di stato, come vengono chiamati, super pagati con i nostri soldi, a cui vengono affidate responsabilità delicate nonostante i dubbi risultati, anzi a volte pessimi.

Ma stavolta ci occupiamo di ATAC, che è una cosa piccola nei confronti di ENI, ENEL, Terna, Poste, ecc…, diciamo di secondo piano, ma che ha comunque un ruolo in questi giri di valzer.

Si, perché anche ATAC rinnova i vertici. Paolo Simioni, la sacra trimurti (Presidente, Amministratore delegato e Direttore) se ne va, e volerà in ENAC, l’ente che ha come missione quella di gestire l’aviazione civile in Italia. Così, dopo che non è riuscito a far decollare l’azienda di trasporto più grande del paese c’è il rischio che non faccia decollare più neppure gli aerei.

Eh, si, chiamato dal M5S alla guida dell’azienda evidentemente non per risanarla (e infatti non c’è riuscito) ma per gestire la fase del concordato preventivo pensato per scongiurare il fallimento.

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Non ci pare che l’esimio manager abbia apportato grandi successi durante la sua gestione. I 220.000 euro l’anno percepiti sono stati spesi davvero male. ATAC sta ancora col piede nella fossa, il bilancio evidenzia ancora circa 1,4 miliardi di passivo nei conti, con il concordato l’azienda dovrà svendere i gioielli di famiglia come gli immobili, la gestione del servizio è sempre mediocre (ricordate i bus flambé? Per non parlare delle ferrovie ex-concesse), niente manutenzioni ordinarie per risparmiare, ma solo quelle straordinarie, perché pagate dall’istituzione committente, lavoratori sfruttati fino all’osso.

Si narra che i manager dovrebbero essere valutati in base ai risultati conseguiti, ma è evidente che non è così. E ATAC ne è un esempio calzante. Nel tempo, oltre ad essere un’ottima fonte di guadagno per gli amici dei partiti che hanno governato Roma, chiamati a sedere sulle poltrone d’oro dell’azienda capitolina, è stata anche una rampa di lancio per tanti mediocri che invece di essere cacciati in malo modo e con ignominia sono passati a ricoprire altri incarichi pagati fior di quattrini (pubblici, quindi nostri).

Prima di lui si erano avvicendati, fra i tanti ……….

  • Maurizio Basile AD e Direttore 2010-2011, attualmente ha incarichi in diverse aziende operanti nel settore agro-farmaceutico,
  • Carlo Tosti, Amministratore Delegato 2011 – 2012, passato poi ad IBM, Università Tor Vergata e infine nel Consiglio di Amministrazione del Campus Bio Medico dal 2018,
  • Roberto Diacetti, Amministratore Delegato nel 2012-2013, passato poi a Ente EUR, quindi a Enpaia,
  • Roberto Grappelli Presidente dal 2012-2014, poi consulente al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Consiglio Superiore LLPP),
  • Massimo Tabacchiera Presidente e Amministratore Delegato + Presidente Agenzia Servizi mobilità 2008-2010, poi Presidente Confapi (2019)

Ma è bene ricordare che,oltre a queste brillanti carriere, c’è stata anche qualche ombra, quella di chi è incappato nelle maglie della giustizia:

– Danilo Broggi AD 2013-2015 condannato a 2 anni feb 2019 per assunzione autista,

– Gioacchino Gabbuti (ex AD) e Antonio Cassano e (ex Direttore) coinvolti nello scandalo biglietti clonati e conti nella Repubblica di S.Marino, lo stesso Carlo Tosti nello scandalo Parentopoli.

Ci fermiamo qui anche perché l’elenco rischierebbe di essere troppo lungo.

Così ATAC risulta essere una rampa di lancio, o almeno una tappa, per soggetti di molto dubbia capacità che arrivano sotto la spinta dell’amico politico di turno, spesso anche con modalità bipartisan o tripartisan, stanno qualche tempo, non combinano niente salvo aggravare i conti dell’azienda e fare favori di qua e di là (p.es. Parentopoli) e poi migrano altrove andandosene con la valigia piena di soldi (p.es. Carlo Tosti: 504.000 € di buonuscita).

Avanti il prossimo! Giovanni Mottura? Magari pensa già alla carica successiva, dopo aver lasciato ATAC.

Hai voglia a fare concordati se continua a girare gente come questa!

Sono passati anni e tanta acqua sotto i ponti da quando il M5S corteggiava il Comitato Pendolari richiedendoci consigli e documentazione da presentare in Campidoglio per dare voce alle nostre battaglie. Una volta conquistata l’amministrazione sono spariti; evidentemente paghi di aver occupato le postazioni hanno pensato con molta supponenza che non servivamo più perché il loro obiettivo era raggiunto e il concetto di partecipazione si è dimostrato subito acqua fresca, buono da agitare in campagna elettorale per essere poi riposto nel cassetto.

Così per anni abbiamo cercato un interlocuzione con l’assessora “alle due ruote” Meleo, analogamente a come facciamo con la Regione, chiedendo ogni mese di essere ricevuti e di illustrare il punto di vista dei pendolari sulla situazione mobilità a Roma, ma non siamo mai stati ricevuti. Poi c’è stato il cambio di assessore e siamo tornati alla carica con Calabrese, ma anche lui non si è affannato a riceverci.

Perché? Forse brucia la cattiva coscienza di chi sa che non ha combinato proprio niente e non sa cosa rispondere. E pensare che abbiamo avuto un audizione perfino al Senato, ma al Comune no.

Abbiamo comunque continuato a portare il nostro contributo critico nelle commissioni mobilità, ma anche lì non abbiamo ricevuto grande accoglienza e, per esempio, ci hanno fatto parlare solo alla fine, spesso dopo le votazioni, in modo che non potessimo influenzare la coscienza dei consiglieri, evidentemente a rischio sbandamento.

Sarà perché come Comitato Pendolari non abbiamo l’abitudine di fare i portatori d’acqua, o peggio, gli zerbini a nessuno, siamo gelosamente indipendenti e continueremo ad esserlo e non ci piace essere usati e strumentalizzati. Siamo in piedi da quasi dieci anni, abbiamo visto passare amministrazioni di centro destra, centro sinistra, grilline, e ci siamo confrontati con tutti da pari a pari. Con la consapevolezza che noi continueremo ad esserci anche dopo ogni elezione, loro invece oggi ci sono e domani no.

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L’ultimo elemento in ordine di tempo che ci ha rafforzato nelle nostre analisi è la questione della vendita all’asta del terreno ad Acilia dove dovrebbe sorgere il parcheggio di scambio per la costruenda stazione di Acilia sud. Il terreno è finito all’asta per sanare parte dei debiti di Atac in ambito concordato (1,48 milioni di euro a base d’asta), ma su quel terreno in passato si sono scatenati gli appetiti dei rapaci palazzinari che pensavano di lucrare costruendoci un bel centro commerciale. Solo l’opposizione nostra e dei cittadini, organizzata nei comitati territoriali, ha sventato la minaccia nel 2014. Oggi nuove nubi si addensano sopra quel terreno. Domani 27 scade il termine del primo lotto di dismissioni all’asta, per autonoma scelta di Atac, e vedremo se ci saranno compratori. Abbiamo in tutti i modi cercato di bloccare questa scelta sciagurata che penalizzerebbe i cittadini della zona, i quali quando aprirà la stazione di Acilia sud si ritroverebbero senza parcheggio di scambio.

Non senza fatica abbiamo coinvolto il municipio X che finalmente, ma con buon ritardo, il 22 scorso ha votato all’unanimità una mozione che chiede l’uso del terreno a servizio della stazione e fa richiesta in tal senso all’assemblea capitolina. E’ disperatamente tardi.

Via Ortolani

Malgrado che da mesi abbiamo avanzato la richiesta al Presidente della Commissione Mobilità dell’Assemblea Capitolina, Stefano, di trovar tempo e modo di trattare anche la questione del terreno Atac ad Acilia messo in vendita,  chiedendo un incontro per illustrare la problematica e la proposta, ma anche lui, in linea col suo partito, ha scelto l’ostracismo. Colpa del Coronavirus? Dei troppi impegni? No. Si chiama assenza di volontà.

Ieri 25 maggio si è riunita la commissione ed in circa 15 minuti ha approvato con “quattro voti favorevoli” una ennesima delibera di riconoscimento ad Atac di un “debito fuori bilancio” con la corresponsione di circa 1,7 milioni di euro relativo ad attività pregresse (2013) per il rafforzamento del controllo sull’evasione della bigliettazione. E dopo il voto, stremati dall’attività: tutti a casa!

A parte che in quello stesso periodo incontravamo l’allora direttore delle Relazioni Pubbliche di Atac, Saccà, che ha sempre minimizzato il fenomeno evasione, abbiamo poi appreso che ci sono circa un’altra ventina di milioni di euro che dovranno andare in delibera per essere incamerati da Atac sempre per attività pregresse.

Noi pendolari abbiamo avanzato l’ipotesi che fosse il Comune a comprare il terreno e corrispondere ad Atac il relativo importo, in modo da non creare difficoltà all’azienda e con un esborso minimo garantire un servizio essenziale per i cittadini.

Ma evidentemente questo argomento non interessa al Comune. Non ha trovato spazio neppure nelle varie ed eventuali, dopo ben 13 pesantissimi minuti di dibattito da casa e 2 di introduzione. Arrivederci e grazie.

Ne prendiamo atto.

E ce ne ricorderemo.

Venerdì 22 maggio il Consiglio del X° Municipio ha approvato, senza alcun voto contrario, la Risoluzione che impegna i vertici municipali ad agire per attuare la volontà del territorio lidense e dell’entroterra del X°, dei suoi cittadini, delle sue realtà collettive ed ora anche delle sue istituzioni rappresentative: rigetto di ipotesi di cambio di destinazione urbanistica del terreno ATAC in vendita.
La Risoluzione era già stata approvata all’unanimità a marzo, dalla competente Commissione municipale, ed è stata presentata e argomentata dal consigliere Raffaele Presta, appoggiata all’unanimità dalla maggioranza in Municipio, come pure da altri consiglieri delle opposizioni.
Recepisce la richiesta di molti Comitati di quartiere e del Comitato Pendolari Roma Ostia, per garantire le future dotazioni di parcheggi di scambio con la nuova Stazione di Acilia sud-Dragona.
Il Municipio è contrario a ipotesi di uso futuro del terreno di fronte alla Rimessa di Acilia, oggi di proprietà di ATAC, diverse dalla realizzazione di “servizi pubblici di livello urbano” e, in particolare, di un parcheggio di scambio e di sosta tra la rete di trasporto pubblico, le auto provate dei cittadini dell’entroterra e la ferrovia metropolitana Roma Lido.
E’ un’approvazione che arriva purtroppo a ridosso della data della prima asta per la vendita dell’area, che ATAC S.p.A. decise di inserire, quasi 20 anni fa, in un elenco di edifici e terreni che, a suo giudizio, non erano più utili al sistema del trasporto pubblico romano e che ATAC ricevette in dono dal Comune di Roma all’epoca della costruzione della nuova Rimessa, prospicente la nuova Stazione.
Da mesi il terreno è in attesa di vendita all’asta: la società immobiliare (pagata da ATAC) per la stima di valore di questo e di altri immobili, ormai 3 anni fa, ha fissato un “Valore di Mercato” di 1.480.000 Euro, ipotizzando tuttavia, per il futuro eventuale acquirente, un “Valore di Mercato”, nella ipotesi di realizzazione dello “Scenario valorizzativo indicato dal cliente (ATAC S.p.A.) “ in ragione della Deliberazione del Consiglio Comunale n.39/2011 e nell’assunto di iter urbanistico completato alla data di valutazione” di ben 4.200.000 un bel plus valore.
Parcheggio Acilia Sud
Ma quello che tali atti d’asta non dicono e che già nel 2015, come previsto dalle procedure urbanistiche, nell’Assemblea ufficiale del Processo partecipativo, svolta nell’Aula del Consiglio Municipale di Ostia, le realtà territoriali del Municipio si erano espresse contro ipotesi di nuove costruzioni su quel terreno.
Ancor più oggi la Risoluzione esprime pienamente, in senso negativo, il prescritto parere dovuto dal Municipio sulla vecchia Proposta di Delibera (n.189/2014) della Giunta Capitolina dell’epoca, che doveva dare attuazione alla Delibera quadro del 2011 (citata nella perizia di asta da chi vuole vendere il terreno), mai presentata in Assemblea capitolina e mai più votata,  che mirava al cambio di destinazione urbanistica dell’area ATAC, legato ad un progetto di “valorizzazione” edilizia con edificazione di albergo e
centro commerciale.
Le realtà partecipative e di rappresentanza del territorio si sono espresse, all’unanimità delle loro tre componenti (cittadini – realtà associative – istituzioni di prossimità), RIGETTANDO TALE PROGETTO perché l’entroterra del X Municipio NON HA BISOGNO di UN ULTERIORE CENTRO COMMERCIALE o di un IMPROBABILE ALBERGO attaccato al viadotto di Dragona, AFFERMANDO il BISOGNO del TERRITORIO di NUOVI SERVIZI PUBBLICI; CHIEDENDO, alle istituzioni comunali e ad ATAC S.p.A. di PROGETTARE, REALIZZARE E GESTIRE IL NODO DI SCAMBIO E IL PARCHEGGIO MULTIPIANO.
La Risoluzione è anche una importante spinta per:
  • finanziare un progetto di nuova viabilità dell’entroterra in funzione della Stazioni di Acilia Sud;
  • nuovi percorsi ciclabili, come la Fiera-Mare-Tevere approvata col PUMS 2019 di Roma Capitale;
  • approvare il progetto esecutivo del sovrappasso pedonale e ciclabile di collegamento fra Dragona e la Stazione di Acilia Sud, come primo passo attuativo dell’opera inserita nel PUMS 2019.
E’ ORA DI FARE PRESTO, DI NON PERDERE ALTRO TEMPO:
L’AMMINISTRAZIONE CAPITOLINA PRENDA LE DIFESE DEI TERRITORI E DIA LE
RISPOSTE ATTESE; NOI CITTADINI VI ABBIAMO DETTO COSA SERVE.

Abbiamo ribattezzato la cosiddetta Fase 2 del Covid retrocedendola ad una versione più old, con una codifica presa a presto dall’informatica.

Fase 1.5.2 vuol dire che ci troviamo a metà fra la Fase 1 (quella denominata Lockdown dal nostro governo) e quella denominata Fase 2 (sblocco parziale) e che siamo a due settimane dalla riapertura o, se si preferisce, al secondo decreto dopo la riapertura.

A parte questi sofismi scherzosi, ci pare che la situazione si stia evolvendo ed abbiamo serie preoccupazioni. Dopo ben tre incontri in una settimana con la Regione a fine aprile, di cui abbiamo dato conto, abbiamo richiesto un nuovo incontro di verifica, come concordato, che però ancora non ci è stato accordato. Nel frattempo abbiamo continuato un’attenta opera di monitoraggio quotidiana sull’andamento del servizio e soprattutto sul rispetto delle disposizioni contenute nell’ordinanza della Regione del 26 aprile scorso.

E proprio da questo monitoraggio che sorgono le nostre preoccupazioni.

Siamo passati  da una situazione tutto sommato tranquilla dal punto di vista dell’affollamento dei treni, anche durante le ore di punta mattutine, come testimoniato

dalle foto riportate, ad una situazione di progressivo riempimento dei treni, specialmente nelle ore di rientro a casa del pomeriggio, con i pendolari che si ritrovano a viaggiare quasi gomito a gomito.

Ovviamente ci aspettiamo che il flusso di viaggiatori cresca con il crescere delle riaperture delle attività produttive e questo, in assenza di interventi mirati della Regione e da parte del gestore del servizio Atac, procurerà grosse criticità, come avevamo già denunciato.

Ancora la situazione tiene, ma fino a quando? 

Dobbiamo evidenziare che non si è vista l’ombra di alcune iniziative annunciate dalla Regione, o comunque evidenza, quali: 

  • separazione dei flussi di entrata e uscita dai treni e nelle stazioni,
  • presenza di personale operativo in banchina per agevolare i flussi di viaggiatori e per verificare il rispetto dell’obbligo di portare le mascherine, 
  • presenza di segni di posizionamento dei viaggiatori in banchina,
  • presenza di segni di posizionamento in piedi all’interno dei treni,
  • installazione di contapersone all’interno dei mezzi,
  • installazione di dispenser all’interno delle principali stazioni,
  • utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione possibili per informare correttamente i viaggiatori (ci sono display non funzionanti in alcune stazioni e quelli che funzionano riportano solo l’orario di passaggio dei treni), 
  • garanzie in tema di igiene e sanificazione dei mezzi,
  • agevolazione per la circolazione dei diversamente abili o con problemi di deambulazione. 

 

E invece, per esempio:

– i viaggiatori entrano ed escono dal treno e dalle stazioni come meglio credono,

– si collocano dove ritengono più opportuno sia in banchina che in piedi sul treno,

– possono entrare anche se il treno è già sufficientemente pieno, perché non si conosce il numero dei viaggiatori saliti,

– respirano l’aria “chiusa” del vagone, senza sapere se esce qualcosa dai canali della climatizzazione,

– se hanno difficoltà deambulatorie non possono transitare in stazioni prima accessibili (ad es. Piramide) per le modifiche all’entrata/uscita.

Che succederà quando il flusso viaggiatori raddoppierà ? 

Abbiamo chiesto uno studio sulle tipologie di lavoro in città per spalmare i picchi delle ore di punta in un periodo di tempo più ampio, ma questo sarà pronto a settembre.

Abbiamo chiesto di inserire i pendolari nei test a campione, ma ci hanno detto di no.

Abbiamo chiesto il rafforzamento del servizio con la messa in esercizio di tutti i treni possibili e il reperimento di altri treni ovunque sia possibile, nonché il raddoppio del servizio su alcune tratte con bus, ma spesso girano solo quattro treni e quindi l’orario non può essere rispettato. Solo ieri sono stati messi a disposizione dei bus denominati “Linea S”, senza peraltro indicare che possono essere utilizzati.

Non sappiamo se in Regione dormano sonni tranquilli. Noi no. Non confidiamo nella logica “Io speriamo che me la cavo”, vorremmo avere la sicurezza di poter viaggiare senza rischi per la nostra salute. Chiediamo troppo?